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Vanni Santoni: scrivo e fuggo dalla spettacolarizzazione del giovane Stampa E-mail
 

Scritto da Redazione, 06-06-2008 20:11

Pagina vista : 3248    

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 Vanni Santoni

di Anna Maria Verde 

Sintetizzando "Gli interessi in comune" in tre concetti, cosa diresti?
É un romanzo corale, divertente sul breve ma malinconico sul lungo; qualcuno ha parlato di un blues, definizione che condivido. Non è mai facile parlare del proprio lavoro, ma credo che i punti di forza de "Gli interessi in comune" siano i personaggi e la narrazione: visto il tema, è un libro che si presta anche a fare della sociologia, ma al lettore credo di approcciarsi prima di tutto alle vicende e ai suoi interpreti. Se devo citare un modello, penso al regista Mario Monicelli, sia per la sua capacitá di comporre una narrazione unitaria a partire dagli episodi, sia per la visione del mondo, con il costante mescolarsi di divertimento e amarezza. Sono partito dall'idea di raccogliere in un romanzo un corpus di "leggende di paese", cercando di mantenere vive sia le loro profonde radici nel reale, sia la dimensione mitologica che negli anni avevano assunto. Mentre scrivevo mi sono accorto che stavo comunque scrivendo vicende che hanno come protagonisti i cosiddetti "giovani d'oggi". Il rischio di giovanilismo era alto, e per questo ho scelto un linguaggio classico, quando non addirittura nostalgico, e mi sono dato come parametro il piú assoluto senso di realtá, cercando di stare lontano da quella "spettacolarizzazione del giovane" in cui molti narratori tendono a incorrere. 

Giuseppe Pontiggia, qualche anno fa, parlando con Luca Lorenzetti della pubblicazione in internet disse: se da una parte l'autore trova la gratifica di essere letto da molti e casualmente, dall'altra vive la "frustrazione" di non essere selezionato e quindi pubblicato dall'occhio esperto dell'editore. A te è successo di "uscire" dal web con "Personaggi Precari", ci sei rimasto continuando a scrivere generosamente sul tuo blog e poi hai fatto un viaggio all'inverso, dalla carta alla rete con "Gli interessi in comune". Come è andato l'incontro con Feltrinelli?
 Per me l'esperienza del blog é stata fondamentale, e non solo perché i testi che pubblicavo su "Personaggi precari" sono diventati un libro, e si sa quanto é difficile esordire su carta: la rete mi ha permesso di confrontarmi con altri autori, di ricevere i primi riscontri del mio lavoro, di rendermi conto che quello che scrivevo funzionava e piaceva, di intessere un dialogo, anche narrativo, coi lettori. Sempre su Internet, e grazie alla partecipazione come scrittori di molti blogger, é nato il progetto di scrittura collettiva SIC - Scrittura Industriale Collettiva , di cui sono co-fondatore e che mi ha permesso di farmi conoscere ancora di piú presso gli addetti ai lavori del mondo letterario. L'incontro con Feltrinelli é stato molto "classico," il mio manoscritto é piaciuto, cosí come i lavori che avevo fatto prima, e da lí arrivare al libro é stato semplice, anche perché a quel punto "Gli interessi in comune" era giá un romanzo molto ben definito, prima di inviare in giro il manoscritto avevo ultimato circa 70 diverse stesure.
 
70 diverse stesure? Un numero abbastanza elevato. Cosa c'era che non ti convinceva?
Ho cambiato molte volte il gruppo di protagonisti sia nel numero che nelle caratteristiche. Ogni volta che effettuavo tagli o cambiamenti ai personaggi, con essi cambiavano gli eventi e c'era da tenerne conto. A questo si aggiunge il fatto che nella primissima versione c'era molta più sperimentazione, l'idea di una lingua più classica e di scelte strutturali retrò è venuta in fase di revisione ed ha portato all'epurazione di varie parti.
Infine, nelle ultime versioni, quando i personaggi erano ben definiti e funzionavano "da soli," ho  aumentato il numero di parti dialogate.
 
E l'editore? E' intervenuto a sua volta o ha pubblicato direttamente il romanzo così come l'avevi presentato?
Il manoscritto che ho presentato a Feltrinelli era molto quadrato, non ci sono stati interventi di rilievo da parte degli editor.

Fulmineo, in una recente intervista hai dichiarato, il libro è orrendo ma piace ai blogger, a tutti.
Quella "intervista a Vanni Santoni" non é che uno scherzo, mi sorprende che tu la abbia presa sul serio! Il blogger Eiochemipensavo mi ha fatto una domanda lampo via e-mail e io ho risposto scherzando. Poi di comune accordo l'abbiamo messa online come "intervista". "Gli interessi in comune" in realtá é bellissimo e se piaccia o meno ai blogger, é ancora troppo presto per dirlo.
 
Avevo intuito chiaramente che ci fosse ironia in quella "intervista", volevo che mi raccontassi l'aneddoto che c'era dietro.  
Ah, ok! Nessun aneddoto particolare, solo il fatto che io e eio ci s'ha il ruzzo, l'idea dei blogger é venuta cosí, forse perché lui é un pó l'idolo dei blogger
 
Ruzzo a parte, ci consigli un autore che esce dalla cerchia dei "in prima fila in libreria"?
Richard Yates, in particolare "Revolutionary road" e "Undici Solitudini". Consigliati a tutti. Da imparare a memoria. Tra i libri recenti ho apprezzato molto "Quasi una vita" della mia  concittadina Chiara Tozzi. 

I personaggi del tuo blog sono come smorfie che nella loro brevità hanno il talento di racchiudere le diverse personalità, subito dopo, come in un guizzo di fantasia, aprono la mente di chi legge, di chi immagina. Come sono nati e come si sono "evoluti" nel tempo i tuoi personaggi precari?
I personaggi precari sono cambiati profondamente in questi tre anni e mezzo. All'inizio il blog non era che una palestra, uno spazio per le mie esercitazioni. I primi personaggi precari saltavano da un genere all'altro, da un'epoca all'altra: scrivevo di tutto perché avevo bisogno di sperimentare. Ho cominciato a scrivere solo nel 2004 e anche se sentivo di poter far bene dovevo imparare tutto, e alla svelta. Dopo qualche mese (nel frattempo avevo indirizzato la scrittura sempre piú verso personaggi contemporanei) iniziarono ad arrivare i primi commenti entusiasti, e in particolare una e-mail (di un professore di Bari) fu illuminante, mi disse: "complimenti per il tuo lavoro, hai colto che la precarietá, oggi, é innanzitutto esistenziale." Da lí capii che "personaggi precari" era diventato un vero progetto letterario e mi spinsi ancora di piú in quella direzione. In questo senso, le due selezioni pubblicate su Nazione Indiana  credo esprimano bene cosa é oggi "Personaggi precari". C'é poi da dire che il progetto é anche stato fondamentale per definire il mio stile (che é ancora in fase di consolidamento): ne "Gli interessi in comune" i capitoletti dedicati ai vari protagonisti e il modo in cui descrivo molte comparse, sono figli in linea diretta di "Personaggi precari", cosí come un certo modo di lasciar completare al lettore la scena, o i pensieri dei protagonisti.


   
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ah ma guarda

Scritto da: pinacola (Invitato) 02-07-2008 15:09

ah ma guarda

Scritto da: pinacola (Invitato ) 02-07-2008 15:09

sono dovuta ripassare per caso per capire che c'era un'intera intervista dopo la prima domanda...dovreste mettere piu in evidenza l'opzione "leggi tutto" 
 
(il libro già lo avevo ed è fantastico, specialmente per la qualità della scrittura)

 

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