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Michele Vaccari, con "Italian Fiction" prova a combattere il finto essere Stampa E-mail
 

Scritto da Redazione, 02-12-2007 09:01

Pagina vista : 2099    

Favoriti : 221

 di Anna Maria Verde

Ad Apparence la regola è apparire. Guido Warrior sarà fissato dall'inzio alla fine sull'idea di apparire. Elena Cosplay invece, lei dell'apparenza ne ha fatto un vanto, un convoglio di rabbia e di esigenza. Primeggiare, apparire smodatamente, a costo di battere i piedi davanti a mamma e papà, che se piove lei non esce, le si rovina la pettinatura, lei è Elena Cosplay, forse la migliore Cosplay d'Italia. Lui è Guido Warrior che spacca i vetri delle macchine di Vigasio, con i suoi capelli a base di gel, col padre che uccide la madre e che subito dopo si trasforma in Mal dei Primitives. Con il suo linguaggio contemporaneo Vaccari è fastidiosamente attuale e descrive con ferocia la superficialità dell'apparenza e di tutti i danni che essa comporta se portata all'esasperazione, ma anche come con la stessa apparenza l'essere umano si può creare uno scudo per venir meno a cose che gli stanno strette, che non gli stanno addosso. E' il carnevale di Vigasio e Guido rapisce Elena. In viaggio, prima uno contro l'altro, poi uno con l'altro come sotto l'effetto della sindrome di Stoccolma, cercano di raggiungere in Scandinavia, Apparence, il più grande rave del nord Europa.
Italian Fiction è una carovana di personaggi, un carro di carnevale pieno zeppo di personaggi allucinati. Per tutto il romanzo Vaccari sposta freneticamente la sua attenzione da un personaggio all'altro inseguendo le loro schizofrenie, ne racconta le assurdità senza mentire, senza falsi stereotipi. Il giovane autore sbatte in faccia al lettore il peggio dei suoi protagonisti elaborando quindi una fiction piuttosto pulp di un'Italia impazzita, impaziente. E in tanto tra una pagine e l'altra, come in una specie di traduzione modernissima a fronte, i testi delle canzoni di Renato Zero, Umberto Balsamo, Angelo Branduardi e altri. Ma verso cosa vanno i protagonisti di Italian Viction? E cosa trovano veramente ad Apparence? Sul finire del romanzo, quasi come in un digitale flusso di coscienza, Vaccari sputa la risposta alla domanda, e noi vi consigliamo leggerla.
Nel frattempo abbiamo chiesto a Michele di rispondere a qualche domanda.
 
-Italian Fiction ha una atmosfera piuttosto tarantiniana, è un libro pulp, con risvolti trash in alcuni tratti, in alcuni punti poi Tarantino lo citi palesemente. Hanno influenzato la tua scrittura i suoi film? o più semplicemente questa Italia diventa sempre più una "pulp fiction" di cui tu stesso scrivi?
Il manierismo e il citazionismo di Tarantino sono l'urlo di una generazione disperata che non sa piu' cosa poter inventare e si guarda indietro perche', come in una stagione ultrapop, e' nell'eccesso di rielaborazione che si crea qualcosa che prima non c'era, di originale, pur essendo stata spudorata la coverizzazione.
 

 -Sei dell'80 eppure il tuo curriculum pare raccontare molte più cose di quante possano starci nella tua età. Passi da fonico di radio, a curatore di una collana di libri, fino alla stesura di racconti e romanzi. tra tutto cosa ti è piaciuto fare di più?
Lavorare con gli attori, e' la cosa che da' più soddisfazione umana a chi come me normalmente ha difficolta' a rapportarsi con più di 3 o 4 persone insieme, cantare su un palco ti cancella spazio e tempo intorno, t'insegna a valorizzare il messaggio e la parola che vuoi comunicare, a pesarli e a lanciarli in maniera adeguata.

-Il mondo cosplay di Elena e il mondo hardcore di Guido Warrior, so che la decisione di scrivere di queste due sottoculture è nata da un tuo percorso di ricerca e di intelletto, perchè tra tutto quello che avrai sicuramente "incrociato" hai deciso di focalizzarti su queste due realtà?
Sono due esempi postmoderni che mi hanno subito attratto. Sono potenti, schietti e vanagloriosi verso loro stessi. L'ideale per raccontare questo nostro mondo che riscopre la propria naturale violenza d'immagine specie in questi tempi.

 

-In una tua intervista a Panorama hai detto "mi sento quasi proiettato in una nuova fase antiborghese di rigetto alla melassa sentimentalista dei bestseller che ormai soffocano le librerie, veri e propri ipermercati del capitalismo cartaceo". Com'è che gli italiani riempiono i loro scaffali di quella melassa che soffoca le librerie?
Aiuta a distendersi, a non pensare che il genere umano è abietto, opportunista, egotico, prevaricatore, menefreghista, mendace, individualista, scaltro per fottere il prossimo. Rallegra credere che qualsiasi sconosciuto possa trovare l'amore e sia per sempre. Ma la letteratura ha un altro compito, non deve raccontare storie consolatorie e volutamente buoniste: e' principalmente per questo che quella non puo' essere letteratura, a parte il gusto personale: la narrazione per essere civile e necessaria non deve essere un placebo ruffiano che asserve le volonta' paciocchiste degli umani, ma scavare nell'animo, denudarlo, permettergli di farsi domande, di conoscersi, di farsi male con la realta' cruda delle cose, di rendersi conto che la vita e' una guerra. Altrimenti, diventiamo tutti vegetali come Jack nel Nido Del Cuculo che facciamo prima.

 

-Sempre a proposito di letteratura, il mondo editoriale italiano è impestato di Case Editrici (solitamente di medie o piccole dimensioni) le quali riscontrando che finanziare un libro non è poi così economico chiedono agli autori un contributo economico. Con Isbn Edizioni come è andata?
Hanno pagato loro. e vorrei vedere: dietro a Isbn c'e' il saggiatore. Dietro Il Saggiatore, Cristina Mondadori e la famiglia Formenton. I miei soldi, penso sia l'ultima cosa di cui abbiano pensiero. E, oltre a questo, io sono contro al pagarsi il libro in generale.La casa editrice e' un'azienda. Se non si assume il rischio d'impresa, e' una truffa. non una realtà commerciale che ha diritto a stare sul mercato: il bilancio non e' creato dalle entrate dei clienti, i lettori, ma dei produttori, scrittore su tutti. Ma tu hai mai visto un contadino, magari anche specializzato in una coltura di nicchia e difficile da piazzare, che paga per vendere i suoi prodotti ai distributori? Siamo all'assurdo.

 

-Per quanto Apparence sia il filo conduttore di tutto il libro, ne esce fuori anche che è un "nonluogo" dove ogni specie di razza o ceto può affluire senza però entrare realmente in relazione con l'altro, dove l'estetica e l'esteriore ha la meglio su tutto...
Se per combattere lo sputtanamento continuo ed esibito ovunque delle intimita' anche le più fragili, serve un abuso di esteriorita' che ci salvi, allora, viva l'immagine. Che trionfi l'apparenza onesta piuttosto che la meschina interiorità svenduta come una meretrice di lungo corso, con più malattie addosso che capelli in testa.


 

 

 

 


 
   
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