| Scritto da Redazione,
01-11-2007 15:42
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 “Ma perché le donne? Dopo un libro autobiografico ho pensato di voler scrivere qualcosa che fosse lontano da me e ho immaginato di scappare nella terra più distante. Mi sono accorto subito che non solo le parole suonavano un’altra musica ma anche la struttura era un’altra cosa. Era come un profumo, stare appesi eppure ancora vivi, la rinuncia non come sottrazione ma come regalo, offrire qualcosa di sé senza pretendere nulla in cambio, riconoscere il mostro dentro di noi. Mi sono trovato in mezzo a un temporale e per la prima volta la pelle reclamava quest’acqua. Perché quando si parla di sensibilità non si è più né maschi né femmine ma bambini. E ogni sillaba è cavata dalla bocca del cuore.”
Nella narrazione di E lasciamole cadere queste stelle, il nuovo libro di Filippo Timi, protagonisti sono gli stati d’animo delle donne chiamate per nome, che compongono Femminario; l’autore che svela se stesso in Al presente; le vittime e i cani bastardi in Nero; l’ombra delle Notti; l’incanto e il disincanto delle Prime volte; la passione che sale in cattedra in Filosofia dell’amore; il tradimento di avere Nel petto due cuori; il teatro della fine negli Occhi chiusi del cielo; lo sbandamento del pudore in Carosello. E le dichiarazioni d’amore da lui a lei, a lui, di nuovo a lei, per tutte quelle volte che si è rimasti senza voce davanti al desiderio.
- L'autore
Filippo Timi è nato a Perugia nel 1974. Autore e attore di teatro, Premio Ubu 2004 come miglior attore under 30, è stato Orfeo, Danton, Perceval, Satana, Odino e ha interpretato il monologo “La vita bestia”. Scrittore, con Edoardo Albinati ha pubblicato nel 2006 per Fandango Libri il romanzo Tuttalpiù muoio, storie di vita e di crescita di Filo, ragazzo degli anni Ottanta nella provincia umbra che fra bugie e verità, burattino dei nostri tempi senza l’aiuto di nessuna fatina, cerca di diventare uomo. Attore di cinema, tra i film interpretati “In memoria di me” di Saverio Costanzo, “Saturno contro” di Ferzan Ozpetek, “San Pietroburgo” di Giuliano Montaldo e “Signorina Effe” di Wilma Labate.
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