| Scritto da Redazione,
16-02-2007 18:29
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di Ilaria Prada
L’opera più celebre di Franz Kafka, composta nel 1916, è un racconto lungo in chiave allegorica, sul quale grava un’atmosfera cupa ed asfissiante di colpa immeritata ed inesorabile. La vicenda si staglia sullo sfondo opprimente di un ambiente piccolo-borghese nel quale domina la figura minacciosa e castrante del padre, elemento ricorrente in tutte le opere kafkiane, spesso trasfigurato in animale predatore o personaggio irridente e canzonatorio. Gregor Samsa, commesso viaggiatore, si desta una mattina nel corpo di un insetto. L’allegoria della trasfigurazione pone in analisi il tema della diversità che attanaglia l’autore stesso del racconto. Kafka è infatti diverso dalla famiglia, di cui non accetta la gretta mentalità piccolo-borghese e diverso dalla maggioranza dei suoi concittadini praghesi, perché ebreo e di lingua tedesca.
La diversità del personaggio Gregor Samsa si esplica in un allucinante divario fisico, che frappone fra lui e la sua famiglia l’insormontabile ostacolo di un diverso regno animale. Il protagonista subisce inoltre la più terribile delle metamorfosi: non si muta in un tenero animale domestico, ma in un immondo insetto inaccettabile. Il mondo, improvvisamente minaccioso e irto di pericoli, amplifica la claustrofobica visione kafkiana dell’universo umano, che lo costringe in un angolo perché diverso e più debole degli altri esseri sociali, così come Gregor Samsa viene confinato nella sua camera perché repellente ed esposto a mille potenziali pericoli. La regressione al regno animale lo rende improduttivo e quindi inutile alla famiglia, che è costretta ad accogliere pensionanti all’interno della propria abitazione per non sprofondare nella miseria. Ma la visione improvvisa e funesta dell’insetto, sgusciato fuori dalla stanza nella quale sconta il suo esilio incolpevole mette in fuga gli inquilini e scatena le ire del padre minaccioso e dominante. Il rifiuto che il protagonista percepisce da parte della famiglia lo spinge a nascondersi ai loro occhi, nei quali legge un’inesorabile condanna, e a rifiutare ogni nutrimento, lasciandosi morire di fame. Il disgusto familiare dapprima dissimulato si tramuta progressivamente in aperta ostilità: è il padre a bersagliarlo di mele e a ferirlo gravemente. Gregor muore per la ferita e l’inedia. Infine la serva ne getta il fragile corpo ormai esanime nell’immondizia, mentre la famiglia riprende la propria vita come niente fosse. Come se l’insetto morto di stenti fosse davvero solo un insetto e non un figlio compianto. - L’AUTORE
Scrittore ebreo di lingua tedesca, nacque a Praga nel 1883. Figlio di un commerciante, non si adattė mai né al lavoro nel negozio del padre né al monotono impiego presso una ditta di assicurazioni, dove fu impiegato fino a due anni prima della sua prematura scomparsa, avvenuta nel 1924 in un sanatorio di Vienna a causa di una malattia polmonare. La sua scrittura ricca di cupe metafore, ma anche di un malinconico lirismo, ha prodotto tre romanzi: “America”, “Il processo”, “Il castello” e diversi celebri racconti. Di essi i più famosi sono i racconti lunghi “La metamorfosi” e “Nella colonia penale”.
- SCHEDA DEL LIBRO
Editore: Edizioni Clandestine Pagine: 76 Prezzo: 5 euro
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