| Scritto da Redazione,
04-02-2007 12:51
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di Michele Bisceglia Bologna, un capodanno qualsiasi di questo XXI secolo. Andrea, studente del Dams, vergine a vent’anni, drogato di chat line, tutto tranne che figo. Jules, italo-francese, orfano di madre e abbandonato dal padre, appassionato di poker, abbastanza bello e discretamente dannato. Sembra non abbiano proprio nulla in comune, ma la matrice di fondo è la stessa: esistono meno degli altri, sono due emarginati. Questo è in breve “Buoni propositi per l’anno nuovo”, romanzo d’esordio di Giorgio Fontana, classe 1981, una vita passata tra lavori precari, viaggi all’estero e parole, parole, parole. Frasi su carta, frasi sul monitor del pc, penna prestata a Linus, Nazione Indiana, Eleanore Rigby. E ora un libro edito da Mondadori che, chissà, potrebbe essere un nuovo “Jack Frusciante è uscito dal gruppo” o qualcosa di simile.
Sullo sfondo sempre lei, la città universitaria per eccellenza. Poi la musica, le canne e le citazioni di John Fante e Tondelli. Andrea non esce di casa, passa tutto il suo tempo in Rete chiacchierando con amici virtuali: tra i tanti contatti on line c’è Cassandra, attesa tutti i giorni come Godot. Il giovane si innamora e a fatica, con il cuore in gola, riesce finalmente a darle un appuntamento, vederla in carne e ossa, parlarle. Jules invece arriva dalla Francia per conoscere il nonno materno. Dall’altra parte delle Alpi ha poco o niente: una specie di ragazza certo, ma nessun vero legame affettivo. E le partite a carte – il gioco d’azzardo come si vede nei vecchi film. Prima il telefono, poi il citofono ed ecco davanti a lui il padre di sua madre.
Opera delle circostanze. E’ il destino a far incontrare i due ragazzi, entrambi alla ricerca di un po’ di felicità. La normalità, forse: Andrea vuole una fidanzata con la quale guardare il soffitto e leggere poesie e Jules desidera una parvenza di famiglia, delle radici da annaffiare. Tanto diversi sì, ma tutti e due in equilibrio sulla stessa linea, a passeggio nei dintorni dell’esistenza. Ed è così che si riconoscono simili, si incuriosiscono l’un l’altro, si rassicurano, quasi potrebbero diventare amici. Quasi.
Tre, due, uno e auguri. Fuochi d’artificio, botte tra extracomunitari, bottiglie schiantate contro l’asfalto. Bologna si lascia alle spalle l’anno vecchio e saluta quello nuovo, sperando sia migliore del precedente. Ma la vita, si sa, va avanti e senza pietà travolge i buoni propositi, quelli di Andrea e quelli di Jules: uno si rinchiude in camera e l’altro se ne torna in Francia. Così vanno le cose, così devono andare. |
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