| Scritto da Redazione,
10-12-2006 11:53
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di Ilaria Prada Sottovalutata. Sottostimata. Autrice pressoché sconosciuta, la poetessa simbolista Zinaida Gippius meriterebbe invece di entrare nelle nostre biblioteche. Scrittrice anticonformista, aderente alla corrente del Simbolismo, rigettò sempre i canoni limitativi imposti alle donne. Nel periodo di creatività più produttivo, fra il 1897 e il 1905, compose la serie di racconti “Passioni umane”, in cui traspare il suo male di vivere. L’angoscia esistenziale travolge come un’onda bituminosa i lettori lasciandoli invischiati ed incapaci di reagire. I racconti, apparentemente diversissimi fra loro, sono legati dal filo conduttore del peso insostenibile e dell’assurdità della vita, costellata di bambini adulti, come nel racconto “La cometa”, adulti biechi e meschini, imprigionati nell’immobilità dell’indecisione e delle convenzioni sociali come in “I meli fioriscono”, amori totalizzanti e distruttivi che si svelano in “Nati troppo presto” ed il già citato “I meli fioriscono” o armonici ed osmotici come in “Gli innamorati”.
Il male di vivere pervade la realtà della poetessa e si svela in gesti convulsi dei personaggi ed oggetti macabri decontestualizzati che compaiono improvvisamente nel racconto disorientando il lettore, come nella migliore tradizione simbolista. Così l’eterno indeciso Volodja, protagonista di “I meli fioriscono”, segnato da una madre invasiva e soffocante, non riesce a conservare l’amore per l’adorata Marfa e preferisce rintanarsi in un buio appartamento pietroburghese, dal cui soffitto pende minaccioso un gancio con il quale il giovane si esercita all’impiccagione, senza trovare il coraggio di fare il grande salto.
Il tema ricorrente dei racconti della Gippius è la vita nell’intimo quotidiano identificata come lacerante monotonia. Tedio senza fine, dal quale i protagonisti non riescono ad emergere trascinandosi nella vita per forza d’inerzia su binari rettilinei, senza trovare la forza di svoltare.
L’uomo è quindi costretto ad una ricerca affannosa e velleitaria della felicità e l’unica via di fuga è il mondo onirico, anch’esso contaminato dal male di vivere, che come una metastasi maligna si irradia in tutti gli aspetti dell’esistenza.
Così in una sorta di sequel del dialogo dostoevskiano fra Ivan Karamazov ed il demonio, che la Gippius azzarda mantenendo pressoché inalterati i nomi dei protagonisti, il diavolo si mostra a metà fra incubo e realtà come un moderno ed azzimato uomo d’affari, confermando che la forza del male è la mediocrità umana.
L’autrice Nata a Belev, nella Russia centro-occidentale nel 1869, Zinaida visse nella cosiddetta età d’argento della letteratura russa, un periodo particolarmente prospero che abbracciò quasi un trentennio a partire dal 1890. Antibolscevica, si trasferì in Francia a seguito della Rivoluzione d’ottobre insieme al marito, lo scrittore Merezkovskij, raccogliendo intorno a sé celeberrimi scrittori russi emigrati. Si spense a Parigi nel 1945. Oltre a “Raccolte di versi” (1889-1903) e “Raccolte di versi, libro II” (1910) la sua opera più famosa è il racconto lungo “Luna”.
Scheda del libro Editore: Tranchida Pagine: 156 |
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