| Scritto da Redazione,
10-12-2006 11:39
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di Ilaria Prada La vera storia del contadino che segnò la fine di un impero Rasputin, generoso taumaturgo od oscuro cospiratore? Edward Radzinskij ricostruisce e riabilita la controversa figura di Grigorij Efimovič Rasputin con l’ausilio di inediti documenti riscoperti negli archivi sovietici, che egli chiama enigmaticamente “il Dossier”. L’autore ci illustra una personalità ben diversa dallo stereotipo dell’oscuro cospiratore assetato di potere, sicuramente più veritiera ed affascinante di quella ormai diffusa e stereotipata.. E’ l’avvincente storia di un contadino siberiano semianalfabeta il cui soprannome “Rasputin” (che in russo significa “dissoluto”) stigmatizzava un uomo straordinario, con eccezionali capacità taumaturgiche, tali da aprirgli le porte del palazzo imperiale di Carskoe Selo, dove lo strano monaco riusciva a calmare le emorragie del piccolo zarevic emofiliaco Alessio, considerato dai medici irrecuperabile. Lo stesso potere inspiegabile venne riconosciuto anche dal principe Feliks Josupov, che sarà uno degli assassini di Rasputin, il quale asserì di sentirsi pervaso di strane energie mentre il monaco operava con le mani su di lui.
Esponente della setta dei Khlisty, una congregazione di flagellanti, Rasputin criticava aspramente la Chiesa ortodossa, colpevole di essere troppo distante dal popolo russo. Appoggiava singolari teorie che motivavano il peccato nelle sue espressioni di lussuria e lascivia come mezzo per giungere ad un pentimento più sincero e catartico.
Lo sguardo ipnotico e le sue orazioni trascinanti ammaliarono donne di ogni estrazione sociale e culturale, che riconoscevano in lui una guida spirituale anche nei suoi eccessi goliardici. Radzinkij supporta con documenti originali e testimonianze di parenti, conoscenti, amici e nemici la biografia e svela la formazione di molti pregiudizi indelebili sulla figura di Rasputin, come l’erronea concezione di un losco cospiratore alla corte degli zar.
I sovrani, infatti, non vollero rendere nota la malattia del piccolo Alessio che implicava la presenza salvifica del monaco, alimentando invidie ed incomprensioni sia nella nobiltà che nel popolo. Emerge invece l’estrema generosità del contadino, che non pretendeva compensi dagli zar, ma se ne riceveva li donava al popolo o li sperperava in serate galanti. Fedelissimo ai sovrani, cercò di utilizzare la sua influenza in favore della pace, sebbene lo zar Nicola II preferì schierarsi al fianco dei Paesi Balcanici in quella che sarebbe diventata la Prima Guerra Mondiale.
Le sue previsioni sono straordinariamente precise ed inquietanti ed abbracciano gli anni immediatamente successivi alla sua morte (profetizzò la vicina caduta degli zar se la morte gli fosse stata inflitta da nobili, avvenimento che si verificò puntualmente) fino all’età moderna.
Da leggere perché spesso si fa torto a straordinarie personalità ammantate di pregiudizi e superstizioni, come l’incorruttibilmente fedele consigliere e taumaturgo Rasputin passato erroneamente alla storia come un demone nero, che bramava in segreto la caduta degli zar.
L’autore Nato a Mosca nel 1936, Edvard Radzinkij è uno dei più famosi drammaturghi russi contemporanei. Dal 1990 è impegnato nella stesura di diversi volumi appartenenti ai “Misteri della storia” fra cui spiccano “L’ultimo zar: vita e morte di Nicola II”, una biografia di Stalin ed il citato ritratto di Rasputin. Tutte e tre le opere gettano nuova luce sulle figure storiche di questi personaggi, profondamente umanizzati dall’autore, che supporta le sue tesi con documenti assolutamente inediti.
Scheda del libro Editore: Mondadori Pagine: 535 Prezzo: € 10,40 |
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