| Scritto da Redazione,
11-07-2006 18:57
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di Francesco Ferrara  L’arte ha conosciuto l’uomo fin dai primordi eppure il suo destinatario spesso non l’ha riconosciuta. Vi sono profondità troppo recondite per poter essere scandagliate, luoghi che appartengono ad anime turbate ed immense. Luoghi luridi e grandiosi insieme che sono come folgore sulle placide acque della poesia accademica. Baudelaire possedeva un’anima di tal guisa, e con essa ha potuto tracciare una linea di confine che è vero spartiacque tra il prima ed il dopo. “Les fleurs du mal” raccoglie la sua attività poetica, un libro “atroce” come lo definì egli stesso che bandisce la realtà e la morale lasciando gli occhi a contemplare l’arte senza filtri. La domanda era allora come oggi: siete pronti a perdere le vostre sicure certezze? Scandalo, raccapriccio, anatemi e minacce seguirono questo capolavoro tormentato; Baudelaire si era risolto ad uccidere il mostro del perbenismo e dal suo sangue grondante avevano tratto la genesi i fiori del male.
La realtà andava distrutta per il semplice motivo che nulla vi poteva essere di sincero all’interno della poesia e persino i paradisi metafisici che ricorrono spesso in lui erano artificiali come la vita stessa. Eliminata la sincerità cosa rimane della morale nel mondo? Egli non scrive per farsi proseliti o adulatori e neppure per scuotere coscienze che tiene in alcun conto, semplicemente è costretto a dividere il tempo dell’Utile con una massa  informe che nulla può comprendere e per questo egli è solo. Con Baudelaire comincia a farsi tragico anche il rapporto tra artista e massa, egli coglie “corrispondenze” che nessuno intende e come albatro demiurgo non può far altro che allontanarsi dalla terra che lo schernisce per giungere in paradisi distanti. La droga e l’alcool sono gli altri assiomi della vita del poeta, mezzi che lo distraggono dalla vita e gli consentono di annegare l’anima in un universo fatiscente e parallelo nel quale sente meno il peso della sua grandezza. Temi ricorrenti in Baudelaire il disadattamento, il sentirsi elemento estraneo, il non aver nulla da spartire con le vuote consuetudini borghesi ed il cercare nelle pieghe della società, tra i derelitti, la propria nicchia. E’ per questo che “Les fleurs du mal” rimane ancora oggi pietra di scandalo, poiché richiede di denudarsi delle proprie sicurezze per giungere al cuore pulsante dell’arte e della poesia. Essa non è giusta né ingiusta, morale o amorale, lieta o tragica, feconda o distruttiva, semplicemente è. La domanda che ancora riecheggia nelle menti di chi si accosta a questa opera è ancora: sono pronto a tutto ciò? Pronto ad abbandonare la mia culla? Per quei pochi che risponderanno affermativamente non posso che consigliare di seguire Baudelaire nel suo viaggio, ritorneranno cambiati; non migliori poiché non esiste questo termine nell’arte. Sicuramente cambiati. Scheda del libro Collana: Universale Economica I Classici Pagine: 400 Prezzo: Euro 9 Ordinalo su IBS |
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