| Scritto da Redazione,
05-06-2006 08:39
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Cristina Comenicini
Nata a Roma nel 1956, figlia del grande cineasta Luigi, Cristina Comencini collabora a lungo col padre in veste di sceneggiatrice. Nel 1988 fa il suo esordio nella regia con Zoo. Tra gli altri suoi film: I divertimenti della vita privata, La fine è nota (dal romanzo di Geoffrey Holliday Hall), Matrimoni, Va’ dove ti porta il cuore (dal romanzo di Susanna Tamaro), Liberate i pesci, Il più bel giorno della mia vita.
Le pagine Strappate
Collana: Super Universale Economica Pagine: 216 Prezzo: Euro 9,5
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Sul romanzo Le pagine strappate, sulla vicenda di un padre e delle sue tre figlie, Silvia, Caterina e Federica, sullo strappo che immerge Federica in un cupo dolente mutismo, aveva espresso nel 1991 una valutazione insuperata Natalia Ginzburg: “A Roma, in una casa dei quartieri alti, una ragazza s’ammala d’una crisi depressiva. Il bel volto dalle labbra sigillate, il corpo ancora quasi adolescente abbandonato inerte nella penombra, appaiono ai famigliari come un rimprovero, muto, severo, che non sanno spiegarsi. Affiorano allora in superficie, tra i famigliari, conflitti sopiti, gelosie infantili, rimorsi, sentimenti repressi. Da questo interno a più voci, si alza e prende forma il racconto, che essenzialmente è la storia di un rapporto tra padre e figlia: un rapporto ansioso, doloroso, fatto di ruvide carezze, di confessioni subito interrotte, di reciproca pietà. Un diario con pagine strappate, un cerchietto d’argento alla caviglia, una fotografia sfocata, sono i pochi indizi di cui l’uomo dispone per ricostruire una vicenda che vede sepolta nel buio. E dai quei pochi indizi si delinea ai suoi occhi un mondo a lui sconosciuto: un mondo di emarginati, di esuli, di senza patria, un mondo randagio e brulicante, dove l’innocenza, la violenza e la corruzione si confondono e subiscono lo stesso cupo destino”.
La bestia nel cuore
Collana: Universale Economica Pagine: 216 Prezzo: Euro 7
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La relazione fra Sabina e Franco è vitale, appagante, ricca di futuro. Eppure, quando resta incinta, Sabina preferisce lasciare all’oscuro il compagno, “staccare” e passare il Natale in America dove da molti anni si è trasferito il fratello. L’idea di dar forma a una famiglia la costringe a riflettere sulla sua, sull’apparente lindore e rigore che la memoria del padre e della madre continua a restituirle. Una memoria accecata. La vacanza americana diventa in realtà un feroce faccia a faccia con un passato improvvisamente tetro, ferito, rimosso in cui si muovono i fantasmi della violenza, dell’abuso, della connivenza. Di fronte all’imminenza della maternità e all’artiglio di domande troppo ingombranti, Sabina si sente intrappolata in una ragnatela senza apparente via di fuga. La passione può tollerare limiti e norme? Fin dove possono arrivare i diritti della “bestia” che abbiamo nel cuore?
“Sabina gira con la mente per le stanze dell’appartamento in cui sono cresciuti. Tutto è immobile, appena dissotterrato da un archeologo, gli oggetti coperti da un sottile strato di cenere. Loro quattro fissi nelle stanze, in alcuni atteggiamenti, sorpresi dalla sua entrata improvvisa. Da bambina, prima di addormentarsi, immobilizzava il mondo, le persone: lei era l’unica in grado di muoversi, di rubare gli oggetti, di fare scherzi. Così è ora con loro quattro sepolti nella casa, cerca le abitudini, il modo in cui vivevano, i loro sentimenti.”
Matrioska
Una donna monumentale, Antonia, avvolta in un caftano rosso. È una scultrice napoletana avanti con gli anni, grassa e malata. Una donna giovane, Chiara, aspirante scrittrice ma abituata a lavorare su testimonianze di vite altrui (storie vere, concrete, come i libri di storia, che le procurano una qualche reputazione), accetta di scriverne la biografia ed entra in rapporto con lei. Gli incontri sono frequenti e spesso difficili. Antonia è arrogante e, con i suoi atteggiamenti, a volte rasenta un certo disprezzo. Le conversazioni registrate daranno luogo a un file, un file che man mano si riempie, un file chiamato Matrioska, perché Antonia assomiglia a una bambola russa dal viso teso e incipriato, senza zigomi, con due pomelli rossi disegnati sulle guance, una bambola che ne contiene altre, sempre più piccole. I ricordi di Antonia, le sue opere – frammenti di corpi scolpiti –, le sue storie d’amore, la relazione appassionata con un giovane gay si intrecciano con altre storie, con la quotidianità di Chiara, con la sua vita di madre, intensa e appagante, con le sue aspirazioni a scrivere davvero in modo creativo. O forse sono i figli la vera creazione, la creazione perfetta?
Il cappotto del turco Collana: Universale Economica Pagine: 184 Prezzo: Euro 6,5
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Maria e Isabella sono sorelle e vengono da una famiglia borghese, con cui hanno trascorso l'infanzia nella ricca Roma degli anni cinquanta. Dopo, sono venuti gli anni della politica, vissuta anima e corpo, e la vita adulta scandita da separazioni e ricongiungimenti. Le due sorelle prendono strade differenti, Isabella in giro per il mondo, Maria in un piccolo appartamento che fa da porto di mare per gli amici, assieme al suo uomo e al figlio piccolo. Finché Maria, approfittando della partenza del compagno per Napoli, va a vivere in una casa comoda, in un quartiere borghese. Qui le compare davanti all'improvviso Mehmet, un turco ricercato dalla polizia, mandatole dalla sorella che l'ha conosciuto in un viaggio. Con lui arrivano allegria e profumo di spezie: madre e figlio ne sono affascinati. Poi, un giorno, non ne resta altra traccia che il cappotto, appeso tra i vestiti. Ma i destini si incrociano di nuovo, anni dopo, nell'accecante sole mediterraneo, mentre due adolescenti ignare di tutto, della vita, della politica, del turco con il suo cappotto, si tuffano assieme nel mare cristallino.
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