Sintetizzando "Gli interessi in comune" in tre concetti, cosa diresti? É un romanzo corale, divertente sul breve ma malinconico sul lungo; qualcuno ha parlato di un blues, definizione che condivido. Non è mai facile parlare del proprio lavoro, ma credo che i punti di forza de "Gli interessi in comune" siano i personaggi e la narrazione: visto il tema, è un libro che si presta anche a fare della sociologia, ma al lettore credo di approcciarsi prima di tutto alle vicende e ai suoi interpreti. Se devo citare un modello, penso al regista Mario Monicelli, sia per la sua capacitá di comporre una narrazione unitaria a partire dagli episodi, sia per la visione del mondo, con il costante mescolarsi di divertimento e amarezza. Sono partito dall'idea di raccogliere in un romanzo un corpus di "leggende di paese", cercando di mantenere vive sia le loro profonde radici nel reale, sia la dimensione mitologica che negli anni avevano assunto. Mentre scrivevo mi sono accorto che stavo comunque scrivendo vicende che hanno come protagonisti i cosiddetti "giovani d'oggi". Il rischio di giovanilismo era alto, e per questo ho scelto un linguaggio classico, quando non addirittura nostalgico, e mi sono dato come parametro il piú assoluto senso di realtá, cercando di stare lontano da quella "spettacolarizzazione del giovane" in cui molti narratori tendono a incorrere.
Mattia Signorini è nato nel 1980 e vive in Veneto. Il suo romanzo d’esordio, Severo American Bar (peQuod, 2004), finalista al premio Kihlgren e al premio Tondelli, è stato un piccolo caso nell’editoria indipendente. Ristampato più volte, ha raggiunto grazie al passaparola un numero sempre maggiore di lettori. Di se dice "dopo 5 anni passati alla facoltà di Scienze della Comunicazione, una tesi di laurea in Sociologia dell’Ascolto, e un po’ di viaggi qua e là con uno zaino in spalla e pochi e validi amici, ho lavorato in uno studio di comunicazione e nel marketing di una grossa azienda, ma avevo continuamente addosso questi sensi fastidiosi di gente che vuole fregare gente, di arrivismi, di rabbie che allontanano le persone". E' da poco tornato in libreria con "Lontano da ogni cosa" , un romanzo che parla di gioventù e di rabbia, di tenerezza e di indifferenza; della ricerca di un’identità e della scoperta, alla fine, di essere sempre lontano da ogni cosa.
Nell'intervista a seguire gli abbiamo chiesto di se, della scrittura, dell'umano e dei robot che stanno dentro il mondo editoriale
di Anna Maria Verde E' giusto dire che il percorso editoriale di Roberta Scotto Galletta è senz'altro caratterizzato da tappe pregiate e fatte di una editoria più che mai contemporanea. Se inizi con Zandegù, realtà torinese diretta dalla assai caparbia e creativa Marianna Martino e poi approdi a Sironi, sotto l'ala di Giulio Mozzi , un altro che attorno ai libri c'ha saputo costruire realtà d'avanguardia in quanto ad interazione e confronto (vibrissebollettino) vuol per forza dire che il talento c'è e lo vedono in molti. E anche se l'autrice partenopea glissa simpaticamente sulla questione, insidacabili sono il suo emergere da un gruppo d'autori a caccia di editore e la sua buona stella. Noi l'abbiamo rintracciata per farle alcune domande a proposito di Manicure Corner (edito da Sironi) e di tanto altro ancora...
Ad Apparence la regola è apparire. Guido Warrior sarà fissato dall'inzio alla fine sull'idea di apparire. Elena Cosplay invece, lei dell'apparenza ne ha fatto un vanto, un convoglio di rabbia e di esigenza. Primeggiare, apparire smodatamente, a costo di battere i piedi davanti a mamma e papà, che se piove lei non esce, le si rovina la pettinatura, lei è Elena Cosplay, forse la migliore Cosplay d'Italia. Lui è Guido Warrior che spacca i vetri delle macchine di Vigasio, con i suoi capelli a base di gel, col padre che uccide la madre e che subito dopo si trasforma in Mal dei Primitives. Con il suo linguaggio contemporaneo Vaccari è fastidiosamente attuale e descrive con ferocia la superficialità dell'apparenza e di tutti i danni che essa comporta se portata all'esasperazione, ma anche come con la stessa apparenza l'essere umano si può creare uno scudo per venir meno a cose che gli stanno strette, che non gli stanno addosso. E' il carnevale di Vigasio e Guido rapisce Elena. In viaggio, prima uno contro l'altro, poi uno con l'altro come sotto l'effetto della sindrome di Stoccolma, cercano di raggiungere in Scandinavia, Apparence, il più grande rave del nord Europa.
Fermati un minuto a salutare è una raccolta di racconti edita dalla Robin Edizioni per la Collana "Libri da Scoprire". L'autrice Chiara Valerio , che quest'anno prenderà parte all'iniziativa Scritture Giovani, nasconde una sensibilità femminile durante tutta la sua scrittura e la traduce con le sue storie al cui centro ci sono per lo più le donne e tutte la loro innumerevoli sfaccettature.
Piera ha diciannove anni e sogni concreti di ragazza. A volte, fatica a capire gli occhi di sua madre. O la spigolosa intransigenza di Daniele, il ragazzo che ama. A volte non sa che cosa domandare al futuro. Ma adesso Piera ha deciso: si presenta a un provino televisivo. Appena si accende la luce della telecamera, incomincia a tremare. A rassicurarla, col cinismo gentile di chi la sa lunga, c’è Glenda. Che per mestiere sceglie facce e storie, recita i sentimenti. Fa la presentatrice. Ha il volto chi non si rassegna ma forse ha smesso di crederci. Alla vita, e a tutto. Dentro un autunno romano di piogge sottili, l’esistenza di Piera, quella di Glenda e di Daniele prendono direzioni inattese. Si trovano insieme sullo strapiombo di un domani incerto. Che cosa sceglierà Piera? Si lascerà catturare dalle magie e dalle trappole dell’universo televisivo? O pronuncerà il suo “no grazie”? E Glenda? Saprà intuire che cosa manca alla sua stagione di quarantenne inquieta? E Daniele infine sarà capace di tenerseli stretti, i suoi robusti principi?
a cura di Enrico Pietrangeli (Tam Tam) EP: “L'amore addosso”, scritto ad appena diciassette anni, come evidenzi in quarta di copertina, si rivela, quantomeno nella lettura, molto più sagace della presunta innocenza di un'adolescente. Ti consideri una fanciulla cresciuta con occhi da adulta o piuttosto una donna che preserva, integra ed entusiasta, la stessa fragranza di vedute di una ragazza che si affaccia alla vita?
LL: Chi mi conosce sa che il mio entusiasmo e la mia curiosità sono quelli di una bambina; in fondo non sono mai cresciuta e questo mi aiuta a sprigionare al meglio le mie energie. E pur lavorando in modo professionale, l'essenza del dilettante prende il sopravvento, consegnandomi inevitabilmente una sferzata di gioventù.
di Anna Maria Verde “Trent’anni della mia vita li ho buttati, per altri cinque ho dormito, e cinque, finalmente li ho vissuti” questo è quanto Walter G. Pozzi, l’autore di “Il corpo e l’abbandono”, de “L’infedeltà” e di “Altri destini”, ripete a chi gli chiede qualcosa sul suo passato. Potremmo definirlo “semplicemente” uno scrittore ma di Walter Pozzi va detto che è un catalizzatore di idee letterarie. Annovera nel suo curriculum interessanti esperienze: una vera e propria scuola di scrittura creativa, 3 romanzi e una rivista culturale appena partorita. Classe 1962 smuove e crea nuovi spazi alla questione letteraria in Italia mettendosi ambiziosamente a caccia di autori esordienti pronti a puntare la loro telecamera verso l'esterno, sul mondo, sulla società e sulla politica. In occasione del debutto editoriale di “Pagina Uno – Percorsi Intellettuali” lo abbiamo incontrato chiedendogli di raccontare a Locanda Almayer di se, dei suoi progetti e delle proposte creative di Pagina Uno.
Marianna Martino, 22 anni, torinese, una casa editrice di sua proporietà. Idee innovative, grafica accattivante, un blog work in progress costantemente aggiornato da lei e energia da vendere. Di tutto questo si è servita per far nascere e quindi crescere Zandegù, casa editrice nata nel maggio 2005 e che porta alla luce la narrativa surreale che come Marianna spiega sul suo sito www.zandegu.it , "vogliamo storie che abbiano molti elementi ripresi dalle fiabe che ci raccontavano da bambini ma anche storie ridicole e assurde di chi sa esagerare gli aspetti più buffi del nostro vivere quotidiano. Storie scritte in modo originale e innovativo per dare voce al continuo evolversi della lingua italiana." Incuriositi dalla sua storia l'abbiamo contatta e chiesto di rispondere a qualche domanda.
Per gentile concessione dei colleghi di idemoni.splinder.com pubblichiamo questa settimana un'intervista ad Antonio Iovane autore del romanzo Ti credevo più romantico. Qui di seguito, in un serrato dibattito l'autore svela e sintetizza la figura di Gery Bellotto.
Allora Antonio cominciamo, di cosa parla Ti credevo più romantico? Parla di quello che siamo e di come siamo arrivati a esserlo. In una parola parla di televisione.
Parliamo di Gerry Bellotto, come mai hai deciso di inserire un personaggio immaginario all'interno di storie realmente accadute? Non è un personaggio immaginario, è la somma di tanti personaggi che hanno popolato gli ultimi tre decenni. Se vuoi raccontare la mediocrità trionfante degli anni ’80-’90 prendi i personaggi che meglio l’hanno rappresentata, smontali, prendi quello che ti serve e poi crei il frankenstein. Gerry è una sintesi bonaria che si colloca nella Storia del suo tempo.