Locanda Almayer fa un passo in avanti e approda finalmente al mondo del Podcast. Apre una nuova iniziativa che una volta di più vuol dare spazio ai giovani autori emergenti.
Fatti il podcast: pubblicare podcast, recensioni o letture, di giovani autori e non. Uno spazio nuovo dove poter dare voce ai libri.
Invitiamo i lettori, autori, amici di autori, appassionati a segnalarci e eventualmente spedirci via e-mail i loro podcast. La redazione, a fronte di una accurata cernita li pubblicherà su www.locanda-almayer.it Tutti gli interessati possono scrivere a
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Lo spazio offerto chiaramente è gratuito.
Il libro incomincia e finisce con l’annuncio di un ballo. Il primo fu annullato. Era il 1994: la guerra era arrivata anche a Orechovo, il paesino ceceno da cui proviene Milana Terloeva. Il secondo, invece, c’è stato. Era il 2006: dopo aver trascorso tre anni in Francia, Milana era appena tornata nel suo paese e ora danzava con le persone care, nonostante e oltre le sofferenze e i fantasmi del passato. Tra questi due episodi simbolici, ci sono dodici anni di violenze, che hanno messo a repentaglio la vita di Milana, fino a quando un’associazione non le ha proposto di andare a studiare a Parigi. Questo è ciò che racconta Milana in Ho danzato sulle rovine, diario intimo e diario di guerra al tempo stesso, dove ritroviamo tutta la storia più recente della Cecenia martoriata. Milana narra la partenza precipitosa da Orechovo poco prima dell’arrivo dei carri armati russi, la vita nelle cantine di Groznyj, il suo bisogno di andare in università a dispetto dei rischi, la fuga in Inguscezia sotto i bombardamenti, l’euforia «fra le due guerre», i campi di filtraggio, le epurazioni, l’insperata partenza per Parigi, la scoperta dell’Occidente, il ritorno in Cecenia...
Dopo la fortunata edizione 2007, dopo gli esordienti di Voi siete qui, ritorna l’antologia annuale di minimum fax con un’operazione ancora più innovativa e provocatoria. Tu sei lei. A curarla quest’anno è il romanziere e saggista Giuseppe Genna, uno dei più instancabili agitatori culturali del nostro panorama letterario. Ma la vera novità è che gli autori convocati questa volta sono tutte scrittrici. Tu sei lei è una testimonianza, viva e bruciante, di come, nonostante le lotte del passato che ne hanno formalmente legittimato i diritti, le donne (e le scrittrici come avanguardia sociale) in Italia siano ancora marginalizzate. Ma soprattutto la conferma di come, affrontando temi per niente concilianti - l'identità, il corpo, il parto, la morte - queste autrici siano le protagoniste di uno tsunami letterario che monta all'orizzonte delle nostre coste, e che lascerà il suo segno nel futuro più immediato.
le autrici: Donata Feroldi, Esther G., Helena Janeczek, Babsi Jones, Federica Manzon, Alina Marazzi, Veronica Raimo, Carola Susani.
Tu sei lei Otto scrittrici italiane 209 pagine - gennaio 2008 ISBN 978-88-7521-159-2
«Arcaicamente nuova» – così l’ha definita Marianne Moore, di cui è ritenuta degna erede –, Elizabeth Bishop è ormai entrata di diritto nel novero dei massimi poeti americani del Novecento, ma non ha perso nulla del suo fascino elusivo. Eterna sfrattata dai Paesi come dagli affetti, ha condotto una vita appartata, itinerante, dalla Nuova Scozia a New York, da Parigi a Key West fino al Brasile. E da questa inappartenenza costitutiva nasce la sua poesia «di immensa discrezione e di immensità discreta» – secondo le ispirate parole di Seamus Heaney –, dove grazie a «una concentrazione perfettamente inutile, dimentica di sé» e a un modo assorto, metodicamente obliquo di ottenere il giusto grado di rifrazione, si accendono visioni capaci di cogliere scorci inediti di quella sostanza surreale che intride la vita quotidiana. In calce a ogni sua poesia c’è una scritta invisibile: «Io l’ho visto». «Musa infallibile», Elizabeth Bishop sa rendere perfetto il casuale: il suo mondo, composto di parole familiari, domestiche, spoglie, illuminanti, crea un gioco di iridescenze, un prisma di lacrime, di squame, di chiazze di benzina, mirabile miracolo che si schiude dalla finestra della pagina – una delle tante «gabbie per l’infinità» scoperte da uno di quei rari poeti che «hanno scelto da soli la propria gabbia».
Una donna abbandonata dal marito gli rimane fedele, aspettandolo per anni. La rumorosa famiglia di una sorella sposata porta scompiglio nella casa di uno scapolo. Una ragazza manda all’aria un matrimonio per inseguire il sogno di un innamorato che ha conosciuto soltanto per lettera. Sono alcune delle vicende narrate nei quattro racconti di questa raccolta, tra i piu celebri che Mavis Gallant ha pubblicato a partire dalla meta del Novecento. Protagonisti inconsapevoli di passaggi decisivi della vita, gli uomini e le donne di queste storie si muovono tra silenzi, appuntamenti mancati, lunghe distrazioni, vengono ritratti in stagioni, o in attimi, che segnano una rottura: sorpresi in un attraversamento, intenti a misurare l’ignoto che si spalanca “al di la del ponte”.
Mavis Gallant, una delle grandi signore della letteratura canadese, è nata nel 1922 a Montreal, e vive a Parigi. Scrive, in inglese, soprattutto racconti, tradotti in molte lingue. Alla fine degli anni Novanta è stata pubblicata in America, in Canada e in Inghilterra una raccolta che riunisce oltre quaranta racconti, con una importante prefazione dell’autrice, che viene proposta anche in questa edizione.