I booktrailer avranno un ruolo di primo piano all'interno dell’edizione 2008 del Trailers FilmFest, la più importante manifestazione europea dedicata ai trailer cinematografici, che si svolgerà a Catania dal 25 al 27 settembre, con la direzione di Stefania Bianchi.
Il Trailers FilmFest, in collaborazione con Marsilio Editori e con la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Catania, organizza Booktrailer Factory, un grande concorso per la realizzazione di un booktrailer basato sul romanzo Novalis di Giorgio Fontana, che Marsilio pubblicherà a settembre.
Il vincitore, il cui video promuoverà ufficialmente il romanzo, sarà ospite alla VI edizione del Trailers FilmFest e potrà partecipare a un workshop sui booktrailer tenuto da Bonsaininja. Si tratta di un’occasione unica per aspiranti cineasti e videomaker di dimostrare il proprio talento e cimentarsi con un nuovo genere di produzione video che offrirà in futuro sempre maggiori opportunità lavorative.
Verino Lunari, ventottenne disoccupato, in seguito a una serie di violenti attacchi di panico comincia a assumere quotidianamente una compressa di Cipralex, un antidepressivo che come sorta di effetto collaterale gli provoca ogni notte sogni vividissimi. Verino decide di registrare i suoi sogni in un diario, e in seguito di stendere un resoconto dove riportare quelli per lui più significativi. Qui è come se ci offrisse di entrare nella sua stanza segreta delle follie. Dentro ci si trova di tutto. Oggetti che respirano. Fantasmi dell’aldilà che perseguitano persone all’indirizzo sbagliato. Demoni “posseduti” da esseri umani. E molto, molto altro ancora. Presto, però, ci accorgiamo che Verino racconta di sogni dove protagonisti sono sempre i suoi amici e immancabilmente lei: Veronica, la sua ex-fidanzata... In un crescendo di sovrapposizioni tra realtà, sogno, immaginazione e allucinazione, in questa storia d’amore e tradimenti la sola certezza è che niente fino all’ultimo è quel che sembra.
Marco Candida è nato nel 1978 a Tortona. Ha esordito nel 2007 col romanzo “La mania per l’alfabeto” (Sironi editore).
La famiglia di Primo Casadei – detto anche «Terzo»: un ex spiantato diventato scrittore di successo senza aver smaltito la scorza anarcoide – torna nel paesino di origine sulle colline romagnole. Qui vivono ancora vecchi contadini dalle facce di cuoio, coriacei repubblicani dai nomi significativi e dai soprannomi ancor più dichiarativi, anticlericali sanguigni e preti combattivi. Luoghi abbastanza eccentrici da ben assorbire la bizzarria degli affetti di Primo: la moglie, splendida cinese che ha appreso a parlare romagnolo e il cattolicesimo da una radio privata; le due gemelle del tutto autarchiche; Pavolone il loro gigantesco protettore; e il vecchio Proverbio, ateo appassionato e miniera inesauribile di saggezza popolare. Ma appena giungono in paese iniziano nefandi omicidi di bambini; nel bosco, assassinii abbastanza diversi uno dall’altro, da respingere l’idea del maniaco o del killer seriale. Ci sono stati, oltre i Casadei, altri arrivi in paese: un nuovo prete, un pittore sempre in giro per i sentieri, un giovane maestro tanto colto e devoto. E i loro misteri, di cui inevitabilmente si favoleggia, si aggiungono a quelli che da sempre nelle chiacchiere dei contadini circondano i vecchi personaggi, dal medico al tenutario dell’albergo a ore. La famiglia di Primo, la sua parte attiva, è una sbilenca squadra di investigatori, ma capita, per avventura e per pietà, che frughi in quei misteri, fino a svelare, dopo che le autorità hanno chiuso l’inchiesta, un enigma che parte da lontano, dall’imperdonabile peccato di un sant’uomo. Il romanzo di Flamigni appartiene a quei polizieschi lontani sia dal thriller d’azione che dal giallo enigmistico. Sembra piuttosto obbedire alla definizione di Fred Vargas: «Il poliziesco è una specie di favola, ironica o tragica o cerebrale». Favola cattiva, a cui l’essere un «mistery romagnolo» aggiunge qualcosa in ironia e grottesco.
Gli inquilini, pubblicato originariamente nel 1971, è la storia di Harry Lesser, l’ultimo occupante di una decrepita palazzina di New York che deve essere abbattuta per far posto a un condominio di lusso. Nonostante i goffi tentativi di sfratto da parte del proprietario, Lesser non vuole lasciare l’appartamento, perché lì ha iniziato a scrivere il suo romanzo ed è lì che intende terminarlo, dopo dieci anni di lavoro. Quando nella palazzina si trasferisce, per abitarci abusivamente, Willie Spearmint, anche lui scrittore, fra i due si instaura una rivalità letteraria (Willie, sebbene disponga di scarsi mezzi tecnici, è molto più motivato del collega) e razziale (Lesser è ebreo, Spearmint afroamericano) che assume uno sfondo anche sessuale quando entra in scena Irene, la donna di Willie. Romanzo politico,provocatorio e visionario, Gli inquilini è, come scrive Aleksandar Hemon nella sua prefazione,«un libro da odiare o da amare; una lettura da cui si esce arrabbiati, combattuti – e vivi».
Una tesi di laurea pronta, ma ancora un mese libero prima della discussione. Per non farsi prendere dall'ansia in Italia, Simone decide di partire per l'Etiopia al seguito di un gruppo di pensionati romagnoli, che vanno a trovare i loro figli adottivi nella missione di padre Bernardo. Tra le abbuffate di injera, i bambini che vogliono le caramelle, le chiese scavate nella roccia di Lalibela, le scimmie, la polvere e le tagliatelle mangiate sotto un cielo che è girato tutto storto rispetto all’Italia, un racconto di viaggio semplice e toccante, vibrante di vita e di passione per un Paese meraviglioso e travagliato.
Simone Rossi E' nato a Forlì nel 1982. Laureato in Semiotica all’università di Bologna, è attualmente redattore delle pagine culturali del quotidiano “La Voce di Romagna”. Questo è il suo primo romanzo.